Aires
 


venerdì 20 gennaio 2017


Bruxelles incontro tra il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Per il Mef "vertice costruttivo. Il confronto prosegue". Moscovici: "vogliamo rendere più forte l'Italia con riforme e rispetto delle regole".

L'incontro tra il commissario agli affari economici, Pierre  Moscovici, e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, "'è stato aperto e costruttivo. Il confronto prosegue". Lo  indicano fonti Mef a proposito del vertice avvenuto a Davos a margine del World Economic Forum. L'incontro è durato un quarto d'ora e - precisano le fonti - "fa parte della prassi di dialogo  continuo tra il governo e le autorità europee che si  occupano della sorveglianza sui conti pubblici nazionali". "Quello che bisogna capire è che noi vogliamo rendere più forte l'Italia con riforme e il rispetto delle regole che coinvolgono la flessibilità. E' sempre stato questo e sempre sarà l'atteggiamento della Commissione'', ha detto da parte sua Moscovici uscendo dall'incontro. lI commissario ha spiegato che si terrà conto ''anche del contesto economico italiano" e di "altri fattori sfortunatamente accaduti'', un riferimento implicito ai recenti terremoti. Si è trattto della prima presa di  contatto diretta dopo l'invio della lettera con la quale la  Commissione ha chiesto all'Italia di assumere una serie di  impegni di riduzione del deficit in termini strutturali per  3,4 miliardi quest'anno (pari allo 0,2% del Pil). Il tempo a  disposizione è limitato a un paio di settimane: il governo  deve prendere delle decisioni entro il primo febbraio per evitare una procedura per deficit eccessivo a causa del  mancato rispetto della regola di riduzione del debito. La linea che la Commissione intende tenere nelle discussioni con l'Italia sembra questa: la richiesta di una manovrai è da  considerare sostanzialmente il 'minimo sindacale' per  permettere all'Italia di rispettare in termini generali il  patto di stabilità. Il rischio implicito per l'Italia, in mancanza  di impegni in tale direzione, eè che salti una parte del  margine di flessibilità ottenuto nel 2016 grazie  alle clausole sulle riforme strutturali e sugli investimenti.  Quel margine era pari a 12,5 miliardi (0,75% del Pil): se non  'coperto' dalle clausole aumenterebbero in prospettiva lo  sforzo di bilancio futuro. Questo perché, come scritto nella  lettera di Valdis Dombrovsis e Pierre Moscovici a Padoan, "il  rispetto in termini generali delle regole preventive nel 2017  era una precondizione per parte della flessibilità concessa  per il 2016". Se ciò avvenisse, una procedura per deficit  eccessivo che riguarda anche i conti dell'anno scorso, e non  solo il debito, apparirebbe inevitabile almeno sulla carta.  Il confronto Bruxelles-Roma appare per ora tutto in salita. Sempre a Davos, Padoan ha intanto affermato che ''Il problema dell'Europa è l'Europa. I nostri problemi nascono in Bruxelles e, talvolta, in Francoforte. Dobbiamo rovesciare completamente le politiche perché ora si stanno dando i giusti argomenti per convincere che il populismo ha ragione''. Mentre il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha ripreso da Berlino le parole del Capo dello Stato: "non ci può essere in Europa una flessibilità a due velocità, a corrente alternata, rigida sui decimali di bilancio e molto più ampia su questioni fondamentali come la crisi migratoria". Su questo "sentiamo il diritto di lamentarci", ha detto accanto alla cancelliera Merkel.  "L'Italia non tornerà mai ad essere un paese fiscalmente irresponsabile. Quel tempo ormai è finito, anche se ne paghiamo ancora il prezzo", ma "crediamo che l'era dell'austerity sia terminata", ha concluso.


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