Aires
 


martedì 14 febbraio 2017

L'aumento maggiore del previsto della crescita nel 2016 dovrebbe far scendere l'ammontare della manovra da 3,4 a 3 miliardi, i cui pilastri sarebbero ad oggi l'ampliamento e proroga dello split payment e i risparmi sulla spesa intermedia dei Ministeri.

Il miglioramento del dato sul Pil 2016  comporta uno sconto di circa 500 milioni sulla manovra chiesta da Bruxelles, portandola da 3,4 a circa 3 miliardi: è questa la carta che il governo intenderebbe giocarsi nella  trattativa con la Commissione Ue. Non solo. Roma intenderebbe negoziare a  oltranza per ridurre ulteriormente la correzione, visto che ad oggi la posta  messa sul piatto si ferma a circa 2 miliardi. Bocciata ogni ipotesi di rialzo delle accise e di tasse  indirette, i pilastri su cui verterà la manovra sono l'ampliamento e proroga dello split payment e i risparmi sulla spesa intermedia dei Ministeri. Dall'ampliamento della platea dei soggetti che dovranno procedere alla scissione contabile e la relativa proroga al 2020 della misura, previo via libera Ue, il governo potrebbe incassare 1 miliardodi  ulteriore gettito per il 2017. Dai tagli alla spesa per il  funzionamento ministeriale si stimano 800-900 mln di risparmi. Sul fronte della crescita invece, il seppur lieve miglioramento del Pil 2016 di 0,1 punti all'1% potrebbe migliorare la base di partenza  per il 2017 con uno 'sconto' sul disavanzo di 500-400 milioni. Resta ferma in questo scenario l'intenzione del governo di presentare uno schema di intervento alla  Ue entro il 22 febbraio per evitare la stangata del rapporto sul  debito che aprirebbe la strada alla procedura sui conti. Un equilibrio difficile tra esigenze politiche italiane e vincoli di  bilancio Ue che il governo punta trovare, senza strozzare la crescita  che finalmente inizia a dare i primi segnali di ripresa.


www.confcommercio.it/-/il-governo-cerca-di-evitare-l-aumento-delle-accise