Aires
 


martedì 20 giugno 2017


Si inizia a cercare di comporre la manovra per il 2018. Per neutralizzare gli aumenti dell'Iva e adottare misure espansive servono 10-12 miliardi. Calenda punta al taglio del cuneo fiscale, mentre l'ala renziana della maggioranza punta sul taglio dell'Irpef.

All'incirca 10-12 miliardi. Sono quelli che il governo sta iniziando a cercare per comporre la manovra per il 2018 se, oltre a neutralizzare gli aumenti dell'Iva, vorrà lasciare in dote al prossimo esecutivo anche nuove misure di sostegno alla crescita. In pole resta il taglio del costo del lavoro, in particolare per i giovani neoassunti, sul quale già sta salendo il pressing degli industriali sostenuti nel governo dal ministro Carlo Calenda. Il quale, non a caso, dopo averlo accennato all'Assemblea di Confcommercio lo ha ripetuto a quella di Confesercenti: "penso e continuo a pensare che la diminuzione delle tasse deve essere sulle imprese. E' vero, anche se potessimo fare un abbattimento gigantesco dell'Irpef avremmo una ripresa dei consumi, ma parte di quei soldi andrebbero un aumento di risparmio e poi si concentrerebbe anche su beni importati e sull'online". Ma l'ala renziana della maggioranza ancora accarezza l'idea di mettere in campo qualcosa di più 'sostanzioso', che interessi le famiglie, intervenendo sull'Irpef. L'impresa di un taglio generalizzato delle tasse però resta ardua, perché un intervento che venga davvero percepito 'nelle tasche degli italiani' avrebbe bisogno di risorse ingenti, di certo non disponibili al momento. Già lo scorso anno si era valutata la possibilità di una 'limatura' di un punto delle due aliquote intermedie, quella al 27% e al 38%, ma l'intervento costava almeno 3 miliardi ed era stato accantonato perché rischiava di essere tanto oneroso quanto inefficace. La 'dote' su cui si ragiona al momento è molto più ridotta, attorno al miliardo e mezzo: nonostante lo sconto di 8-9 miliardi sostanzialmente accordato da Bruxelles sull'aggiustamento strutturale (lo 0,3% anziché lo 0,8% indicato nel Def) e la riduzione di 3,8 miliardi per effetto della manovrina sul 2018, per disinnescare del tutto le clausole di  salvaguardia e centrare anche i nuovi obiettivi servono ancora circa 6,5 miliardi, mezza manovra. Ci sono poi 2-3 miliardi da individuare per coprire le spese indifferibili e un altro miliardo e mezzo per garantire il rinnovo del contratto degli statali. La manovra, insomma, come dice il viceministro dell'Economia Enrico Morando "resta impegnativa" ma "non sarà lacrime e sangue" e anzi, potrà consentire di "ipotizzare qualche intervento strutturale ulteriore sul versante sul cuneo fiscale e contributivo". Questa misura, osserva il viceministro, è comunque una misura 'per le famiglie', visto che "i lavoratori ne fanno parte".  Una norma 'pro-famiglia', che guardi in particolare ai nuclei con minori a carico, sarebbe comunque alternativa a un intervento sul cuneo fiscale. E il raggio di azione di quest'ultimo dipenderebbe a sua volta dalle risorse: la platea potrebbe essere quella degli under 29 o degli under 35 e i contributi sarebbero all'incirca dimezzati (con una riduzione di 15-20 punti) per tre anni, per un costo che oscilla tra meno di un miliardo e un miliardo e mezzo. 


www.confcommercio.it/-/governo-a-caccia-delle-risorse-per-iva-e-sostegno-alla-crescita