Aires
 


lunedì 23 maggio 2016


Il riordino delle agevolazioni torna in agenda per consentire il taglio delle tasse e congelare l'Iva. In cinque anni 88 interventi tra nuove misure, proroghe e modifiche.

La promessa lanciata la scorsa settimana dal premier Matteo Renzi riporta in cima all'agenda politica il taglio delle tasse. L'obiettivo è «dare una mano al ceto medio e alle famiglie» e la riduzione dovrebbe arrivare con la legge di Stabilità per il 2017, ma non si sa ancora se toccherà le aliquote Irpef o altri profili della tassazione. «Stiamo discutendo», ha spiegato Renzi. Anche perché sul 2017 incombe anche il rischio di aumento delle aliquote Iva, che il Governo vuole scongiurare. In attesa che i piani vengano messi nero su bianco, però, si può già dire che qualsiasi intervento si innesterà su un groviglio di agevolazioni in continua evoluzione. Di fatto, se si guardano le leggi finanziarie degli ultimi anni si scopre che i ritocchi alla tassazione sulle famiglie non si sono mai fermati. Solo concentrandosi su quelli che hanno diretta evidenza nella dichiarazione dei redditi, Il Sole 24 Ore del lunedì ha conteggiato 88 interventi dalla manovra salva-Italia del dicembre 2011 alla legge di Stabilità per il 2016. Nella maggior parte dei casi – 48 – si tratta di ritocchi ad agevolazioni già in vigore, come l'estensione della detrazione del 65% all'installazione delle schermature solari. Ma ci sono anche 19 proroghe di misure esistenti e 21 agevolazioni nuove di zecca, come l'Art-bonus e la detrazione del 19% sulle spese per la frequenza scolastica. Insomma, è vero che gli scaglioni Irpef non sono più stati toccati dalla riforma del 2003. Ma è altrettanto vero tutti gli ultimi Governi hanno rilasciato modifiche a getto continuo delle detrazioni, delle deduzioni e delle altre agevolazioni Irpef, come crediti d'imposta e no tax area per i lavoratori dipendenti e i pensionati. Il tutto con la decisiva collaborazione del Parlamento, sempre pronto ad aggiungere commi qua e là nelle leggi di Stabilità. Alcune di queste agevolazioni – anche se di valore unitario modesto o poco utilizzate dai contribuenti – servono dare un segnale di attenzione a certe categorie contribuenti o per incentivare certi comportamenti economici. È il caso, ad esempio, del credito d'imposta da 250 euro per chi chiude una controversia con una negoziazione o un arbitrato. O dell'inserimento delle università tra i beneficiari delle donazioni per promuovere l'istruzione. Altre agevolazioni, invece, muovono miliardi di euro e hanno sostenuto il potere d'acquisto dei dipendenti (come nel caso del bonus da 80 euro) o aiutato settori vitali dell'economia negli anni della crisi (come accaduto con tutte le detrazioni per l'edilizia, il risparmio energetico e gli immobili). A livello settoriale non sorprende che il primato dei ritocchi vada agli immobili (39), mentre forse pochi avrebbero previsto la quantità di interventi nel campo delle erogazioni liberali (21). In ogni caso, è certo che l'attivismo del legislatore impone ai contribuenti un costo indiretto in termini di complicazione del sistema tributario: 88 interventi in quattro anni sono quasi uno ogni due settimane. E se si pensa che i beneficiari delle misure esaminate sono le persone fisiche – cioè i privati e le famiglie – si comprende bene quanto possa essere difficile star dietro alle novità, tra norme, decreti attuativi e circolari: l'ultima, sulla detrazione per le spese scolastiche, è addirittura arrivata quando era già aperto il termine per l'invio del 730 precompilato. Si tratta di aspetti su cui sarà chiamata a riflettere la commissione presieduta da Mauro Marè chiamata a mappare le tax expenditures e a predisporre un rapporto che debutterà con la Nota di aggiornamento al Def di settembre e con la prossima manovra di bilancio. Anche perché la continua proliferazione (la Corte dei conti ha contato complessivamente 799 agevolazione per un'erosione di gettito che vale 313 miliardi) ha complicato e non poco le valutazioni sulle direttrici in cui andare a sfoltire. Perché l'equazione – fin troppo scontata, forse– è che meno bonus significa automaticamente andare ad aumentare le imposte. E soprattutto con effetti redistributivi tutti da valutare, tanto è vero che il Parlamento con le risoluzioni al Def ha chiesto a fine aprile di blindare gli sconti socialmente più sensibili (famiglia, lavoro, ristrutturazioni e risparmio energetico) che sommati valgono oltre 60 miliardi di euro.

tratto da "Il Sole 24 Ore" di Cristiano dell'Oste e Giovanni Parente


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