Aires
 


mercoledì 28 settembre 2016


Il Consiglio dei ministri ha approvato la nota di aggiornamento al documento economico e finanziario. Fonti Ue sulla flessibilità: "Nessun negoziato in corso, valuteremo il documento entro le scadenze previste". Per quest'anno le previsioni sono di una crescita dello 0,8%.

La crescita si fermerà allo 0,8% quest'anno e all'1% l'anno prossimo, e il rapporto deficit/Pil si attesterà al 2,4% quest'anno e l'anno prossimo al 2%, ma con una possibile estensione di un ulteriore 0,4%. Lo annuncia il premier Matteo Renzi, nella conferenza stampa sulla nota di aggiornamento del Def, il Documento economico e finanziario appena approvato, al termine di un Consiglio dei Ministri cominciato con oltre un'ora di ritardo, e finito dopo appena 50 minuti. Renzi ha precisato subito che per il 2017 "l'Italia chiederà un indebitamento ulteriore di 0,4 punti percentuali per il sisma e per la gestione dell'immigrazione". E dunque anche l'anno prossimo il deficit potrebbe arrivare al 2,4%: non si tratta di chiedere nuova flessibilità, precisa il premier. E in effetti nel pomeriggio fonti della Commissione Ue avevano ribadito quanto già trapelato nei giorni precedenti, e cioè che non c'è alcun negoziato sulla flessibilità in corso con l'Italia, e che le cifre aggiornate del nuovo Def sarebbero state valutate "secondo le scadenze previste". "Non c'è flessibilità in questa Nota di aggiornamento al Def - obietta però Renzi - perché con una decisione che non ci convince si è deciso che vale una sola volta e noi l'abbiamo utilizzata lo scorso anno. Per me è un errore, c'è uno 0,4% massimo di circostanze eccezionali che è altra cosa rispetto alla flessibilità e riguarda elementi che nessuno può contestare che sono sisma e immigrazione". La stima del Pil per quest'anno è sostanzialmente allineata a quella delle principali istituzioni economiche internazionali (coincide con quella dell'Ocse) e nazionali (Prometeia stima poco meno, lo 0,7%, come Confindustria). Alcuni giorni fa il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan aveva invece contestato le stime di Confindustria, ribattendo che il governo "ne aveva di migliori". Ma oggi, ammette Renzi, ha prevalso invece "San Prudenzio, linea Padoan. Non è la linea del 7,8% di crescita proposta da Palazzo Chigi", scherza il premier, aggiungendo però subito: "È una battuta".


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