Aires
 


martedì 8 novembre 2016


Duro botta e risposta tra il presidente della Commissione Ue Juncker e il premier Renzi, mentre Moscovici e Padoan tentano di avvicinare le posizioni prima del giudizio europeo sulla stabilità 2017 in arrivo la prossima settimana.

Il confronto con l'Europa sulla manovra italiana torna di nuovo ai massimi livelli politici, con un duro botta e risposta tra il presidente della Commissione Ue Juncker e il premier Renzi a segnalare una distanza di vedute ancora molto marcata. Juncker se la prende con il Governo che accusa "a torto" la Commissione di reiterare l'austerità del passato. Accusa che non lo tocca: "me ne frego in realtà" delle accuse sulla continuazione delle politiche di austerity, commenta il presidente della Commissione Europea. Renzi invece ribadisce che i soldi per l'edilizia scolastica "li mettiamo fuori dal Patto di stabilità, vogliano o meno i funzionari di Bruxelles". Nel mezzo, il commissario Moscovici (che invita a "raffreddare" i toni) e il ministro dell'economia Padoan che tentano, in un ennesimo bilaterale dopo l'Eurogruppo, di avvicinare le posizioni prima del giudizio europeo sulla stabilità 2017 in arrivo la prossima settimana. Juncker è infastidito dalle critiche che continua a ricevere da parte italiana, nonostante l'aiuto ottenuto sulla flessibilità: "l'Italia non smette di attaccare la Commissione a torto e questo non produrrà i risultati previsti", ha detto parlando ai sindacati europei. L'Italia, prosegue, "non può più dire, e se lo si vuole dire lo si può fare ma in realtà me ne frego, che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza". Parole "dirette", le definisce il commissario Moscovici, incaricato a fine giornata di sminare il terreno su cui si muove il confronto tra Roma e Bruxelles. Parole che hanno già scatenato le critiche del ministro degli esteri Gentiloni, convinto che "certi limiti non vadano oltrepassati". Ma per Moscovici non c'era alcun intento aggressivo di Juncker, solo una risposta diretta a commenti altrettanto diretti giunti dall'Italia. Sulla sostanza del dibattito, ovvero la manovra, Renzi tiene il punto: "Juncker dice che faccio polemica. Noi non facciamo polemica, non guardiamo in faccia nessuno. Perché una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità delle scuole dei nostri figli. Si può discutere di investimenti per il futuro ma sull'edilizia scolastica non c'è possibilità di bloccarci: noi quei soldi li mettiamo fuori dal Patto di stabilità, vogliano o meno i funzionari di Bruxelles". Il premier resta quindi fermo sui numeri inseriti nella bozza di legge di stabilità presentata a Bruxelles: 0,2% di spese per prevenzione e messa in sicurezza del territorio (tra cui il progetto 'Casa Italia') e 0,2% per l'accoglienza migranti. In totale uno 0,4% che, se venisse scontato dal deficit strutturale, lo porterebbe a 1,2%, soglia che non richiede alcuno sforzo. In precedenza lo stesso Juncker aveva accennato ad uno sforzo pari allo 0,1%, per poi precisare, tramite la sua portavoce, che quella cifra era "improvvisata" ed è stata "successivamente corretta". Per l'Italia, si sottolinea negli ambienti del Mef, le spese per migranti e terremoto sono spazio di bilancio sottratto alla politica economica per cause di forza maggiore o, usando il linguaggio del Patto, per circostanze eccezionali. E' per questo che l'Italia insiste con Bruxelles per riaverlo indietro. Moscovici segnala però che c'è ancora del lavoro da fare per avvicinare le posizioni, e ricorda che, anche prendendo in considerazione tutta la flessibilità possibile, "ci sono delle regole che vanno rispettate da tutti".


www.confcommercio.it/-/manovra-20-1